Movida Pa 3

Musica dopo la mezzanotte: strumenti sequestrati

Musica dopo la mezzanotte, questa la colpa di alcuni musicisti siciliani che, oltre ad una multa di 50€, si sono visti sequestrare gli strumenti.

Qualche giorno fa, infatti, il Nucleo di Controllo per le Attività Produttive della Polizia Municipale di Palermo, ha deciso di eseguire una serie di controlli nei locali della movida del capoluogo siciliano.

Sono stati innalzati due verbali a carico di altrettanti pub, per occupazione abusiva di suolo pubblico: a quanto pare in uno dei due casi l’occupazione era stata effettuata per mezzo di pericolosisisme piante ornamentali.

A sbatterci contro, come sempre, è stata la Musica e quei poveri musicisti che Dio solo sa come ritroveranno gli strumenti, una volta scaduto il sequestro.

Non vogliamo ora qui sottolineare come sia ridicolo che si fermi l’attività di un locale per pochi metri di suolo pubblico (pedonale) occupati, neanche vogliamo ricordarci degli scandali recenti e meno recenti legati proprio ad irregolarità nella pubblica amministrazione un po’ in tutta la nazione (Compresa Polizia municipale, anche siciliana): Quello che ci interessa è, ovviamente, evidenziare la condizione di chi, per mestiere o per passione, si ritrova a suonare in un pub/club.

Partiamo da quanto successo a Palermo, per porre il riflettore sulla faticosissima “vita di band”, oggi, nel nostro paese.

Facciamo qualche esempio, prendendo ad esame una band inventata che chiameremo “The Band” e chiarendo subito che quello che segue è una caricatura del reale stato dei fatti.

Occorre, preliminarmente, sottolineare il fatto che, prima ancora di cercare serate, una band si fa carico di fare (e pagare) lunghe prove, spesso rinunciando ad una vita sociale; poi ci sono gli strumenti, che si usurano, le lezioni da seguire, la promozione, la produzione… Tutto rigorosamente in autoproduzione!

Partiamo dall’inizio, Fase 1, l’ingaggio: accaparrarsi una serata per pochi euro.

Per ottenere una serata in un club/pub, The band, emergente e giovane, deve piangere lacrime amare, bussare a quella porta decina di volte, sopportando estenuanti attese a suon di “un attimo, sta arrivando”. Nel momento in cui ottengono l’attenzione del proprietario o del direttore artistico, la frase di rito è: “ma quanta gente portate”? Ovviamente, una band emergente e giovane, magari fuori zona, non può portare tanta gente ed il risultato è il classico patto “se viene poca gente mi venite incontro”, cosa che avviene puntualmente, dato che i gestori/direttori artistici della stragrande maggiornanza dei live club non fa pubblicità o la fa in modo davvero PIETOSO: la band andrà incontro al gestore, ma di spalle (cit. Ivars Huxly).

Fase 2, La Partenza: carico auto e viaggio.

The Band si arma di buone intenzioni, prende permessi da lavoro (se ne ha uno), carica all’inverosimile almeno due povere auto e parte alla volta del club che li ha ingaggiati. Per strada i pericoli sono molti: la polizia ti può fermare chiedendoti una bolla di accompagnamento per gli stumenti, che ovviamente tu non hai perché non sei un’azienda. Puoi bucare una gomma, vedentoti costretto a svuotare l’auto, sostituirla e ricaricare. Possono accadere tantissime cose e credeteci, quando sei una band sulla strada, la legge di Murphy è sempre in agguato: se qualcosa può andare storta, allora andrà storta!

The Band, però, è un gruppo di giovani appassionati e determinati e che no nsi lasciano spaventare: si arriva al locale.

Fase 3, montare gli strumenti e provare i volumi: e la partita?

Arrivati al locale, i giovani musicisti devono caricare le auto e montare gli strumenti, cosa non sempre facile: ad esempio, a volte c’è da fare tanta strada (e tanti viaggi), perché non è possibile fermarsi in prossimità dell’entrata.

Una volta che gli strumenti sono sul palco (o nell’angolo, il più delle volte), bisognerebbe montare e provare i volumi, ma siamo in Italia ed il 90% delle volte la voce scura del gestore esclama la più temuta ed odiata delle sentenze: “E la partita”?

Sì, perché negli oneri della band non c’è solo portare un pubblico ed intrattenerlo, ma anche di non distrurbare ed incastrarsi con la partita di calcio quotidiana, che è IRRINUNCIABILE.

The Band non si scoraggia, monta in silenzio, nell’intervallo, a fine partita accenna un sound check e si affida alla buona sorte… Si può cominciare a suonare, ormai giunti ad un livello di stress che pochi sopporterebbero ancora: la Musica è impegno, questo si sa.

Fase 4, il live: ma non fate qualcosa di Vasco… Ligabue… ?

Ogni live è una nuova emozione, che tu sia alla millesima o prima esperienza: ogni pubblico è diverso, ogni serata è nuova, lo si impara col tempo.

Ora, poniamo il caso che The Band suoni pezzi classici del Rock internazionale, o peggio ancora faccia misica inedita, brani propri ai quali tengono e sui quali hanno investito tempo, energie e spesso denaro: ad un certo punto dalla sala, probabilmente proprio dal gestore (che spesso non ha neanche idea di che musica facciano i ragazzi), molto probabilmente si alzerà una voce che chiederà un pezzo di Vasco o di Ligabue.

CHIARIAMOCI, noi non abbiamo nulla contro questi due artisti, siamo convinti che siano due pilastri della scena rock Italiana, ma NON ESISTONO SOLO LORO.

Fase 5, fine live: smontare, ri-contrattare il cachet, ri-caricare le auto e ri-mettersi in viaggio!

The Band arriva, tra una richiesta e l’altra, alla fine del live, ormai sono circa dieci ore che sono in giro ed hanno messo nello stomaco un mezzo panino ed una birretta slavata.

Smontano gli strumenti, ri-fanno i 5 viaggi per caricare le auto e finalmente si presentano al gestore del locale per essere pagati: “c’è stata poca gente, quella che c’era ha consumato poco e quella che ha consumato voleva Vasco”, è una delle risposte più frequenti. Così, The band accetta un netto taglio al cachet e si rimette in viaggio, spesso tornando a casa dopo 12 ore di trasferta e con ancora le auto da svuotare.

SIAMO CONSAPEVOLI di avere spesso esagerato in questo racconto, che ribadiamo vuole essere una caricatura del reale, ma non crediate che la verità sia così lontana da quanto scritto.

Nella nostra storia di esperienze simili ce ne sono state tante (troppe), come ce ne son ostate di peggiori (ebbene è possibile), ma per fortuna anche di migliori.

PER FORTUNA, ricordiamo live stupendi, con un pubblico allegro partecipe, ricordiamo perfino gestori e direttori artistici seri ed impegnati: la sfortuna è che sono sempre di meno.

Tralasciando la caricatura, quello su cui ci interroghiamo è se sia giusto che, dopo tanto sbattersi, ai ragazzi di The Band debba anche essere elevata una multa e sequestrati gli strumenti, che probabilmente hanno comprato con lunghi risparmi: è giusto, specie pensando che la causa è un permesso non chiesto dai gestori dei club o una tassa SIAE non pagata?

Perché, se un club non adempie ai suoi doveri burocratici, a pagare devono essere i musicisti?

NON CI PIACE, NON CI PIACE PER NULLA!!!

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